Una volta il Duca mi ha detto che ho il brutto vizio di chiedere troppe volte scusa. È vero, lo confermo. Quindi questa volta eviterò inginocchiamenti sui ceci e frustate in pubblica piazza come ammenda per la mia prolungata assenza. No, sarò forte! Quindi partiamo subito con l’articolo e via andare.
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SCUSATE, SCUSATE, SCUSATE, SCUSATE, SCUSATE, SCUSATE, SCUSATE, SCUSATE, SCUSATE, SCUSATE, SCUSATE, SCUSATE, SCUSATE, SCUSATE, SCUSATE, SCUSATE…
Indesign, questo sconosciuto
Poco prima dell’inizio del mio periodo di “pausa” avevo accennato alla volontà di realizzare una serie di tutorial su inDesign rivolti specificatamente al campo del self publishing. Ecco quindi la prima lezione, la quale inizia con una domanda: che cos’è inDesign?
inDesign è un programma rivolto al Desktop Publishing (DTP), ovvero l’elaborazione e organizzazione di qualsiasi contenuto di ambito grafico/editoriale (business card, poster, brochure, cataloghi, riviste, libri ecc.). A differenza di altri programmi, come ad esempio Latex, inDesign appartiene alla filosofia del WYSIWYG (What You See Is What You Get). Detto in altri termini, ogni modifica apportata al foglio di lavoro è visibile in tempo reale sullo schermo.
Ciò che conferisce a inDesign una marcia in più rispetto alla concorrenza è però il suo appartenere all’universo Adobe, ovvero la capacità d’interagire senza problemi (o quasi) con gli altri programmi del colosso a stelle e strisce, Photoshop e Illustrator in primis (basti pensare alla possibilità d’importare i file .psd di Photoshop gestendone livelli e trasparenze). Se non la principale, questa è quantomeno una delle ragioni per cui negli anni inDesign è diventato uno dei programmi di DTP più utilizzati al mondo, il tutto a sfavore di software storici come QuarkXPress, che pur continua a detenere grosse fette di mercato.
A questo punto sorge un’altra domanda: perché mai io, autore indipendente, dovrei imparare a utilizzare un programma rivolto comunque a un’utenza specializzata e non certo agli entry level?
La risposta è semplice. Perché se è pur vero che inDesign non è un programma per tutti (questo almeno se lo si vuole utilizzare al pieno delle sue potenzialità, visto che a un livello base è forse il programma più semplice da padroneggiare tra quelli della suite Adobe), lo è altrettanto che chi opera nel campo indipendente non può e non deve sottrarsi dall’imparare a gestire la sua opera in ogni singolo dettaglio.
Prima di cominciare con il tutorial vero e proprio, un paio di precisazioni: questo articolo, così come i successivi, si baserà sulla versione CS6 in lingua inglese, l’ultima attualmente disponibile sul mercato. La scelta questa versione anziché di quella localizzata in italiano dipende dal semplice fatto che il 90% dei tutorial in giro per la rete è in lingua inglese. Quindi, qualora un domani voleste approfondire altri aspetti di inDesign o di un qualsiasi altro programma Adobe, non dovrete scervellarvi su come tradurre i comandi o su dove trovarli nell’interfaccia. Infine, la piattaforma di riferimento sarà Windows. Se quindi siete degli hipster con la fissa per le mele morsicate, sappiate che dovrete “tradurre” i comandi da me descritti nell’equivalente della iLingua dei Mac.
Le impostazioni base di un documento
È dunque arrivato il momento di far partire inDesign. Il primo impatto è quello tipico di molti programmi di videoscrittura, con la possibilità o di accedere ai file aperti di recente o di creare un nuovo documento, più tutta una serie di link a vari servizi quali guide introduttive, online store ecc. Nel nostro caso a interessarci è la sezione Create New, e nello specifico la sottocategoria Document. Le funzioni Book e Library verranno infatti trattate più avanti, quando si tratterà di dover organizzare i vari capitoli del nostro e-book e di lavorare con gli indici.
Una volta cliccato su Document accederemo al relativo pannello di descrizione del foglio su cui andremo a lavorare.
Vediamo ora nel dettaglio tutte le varie voci. Per chi fosse abituato a lavorare con le scorciatoie da tastiera, tenga presente che è possibile navigare tra i riquadri tenendo premuto il tasto ALT assieme alla lettera sottolineata nel titolo della relativa funzione.
Document preset
Ogni volta che creiamo un nuovo documento, è possibile salvarne il template cliccando su Save preset, così da poterlo selezionare in futuro dal menu a tendina.
Intent
Da questo menu a tendina è possibile selezionare tre diverse opzioni (Print, Web e Digital Publishing), ognuna delle quali determinerà una variazione nelle funzioni della schermata di creazione del nuovo documento. Inutile dire che a noi interessa esclusivamente la voce Print.
Number of Pages
Se sappiamo già quanto spazio occuperà il nostro lavoro, potremo indicarne sin da subito il numero di pagine. Tale funziona torna utile soprattutto per piccoli lavori come brochure o business card, un po’ meno nel caso di libri di narrativa e non. Lasceremo quindi il valore a 1, aggiungendo di volta in volta le pagine necessarie. Ricordiamoci piuttosto di segnare la casella Facing Pages, così da lavorare con la struttura a pagine affiancate tipica di libri e riviste. Da notare come la selezione della suddetta funzione determini nella sezione Margins il cambiamento delle voci Left e Right rispettivamente in Inside ed Outside, questo perché quando le pagine sono affiancate i margini della facciata di sinistra e destra saranno speculari. La casella Primary Text Frame, invece, crea automaticamente nella pagina mastro del documento una casella di testo delle esatte dimensioni dell’area delimitata dai margini. Se vi state chiedendo che diamine sia una pagina mastro, tranquilli: sarà uno degli argomenti principali della seconda lezione.
Start Page n°
Come suggerisce il nome, questa funzione permette d’indicare il numero della prima pagina del nostro documento. Nulla di complicato, insomma. Ricordatevi però che se viene indicato un qualsiasi numero pari ed è selezionata l’opzione Facing Pages, il documento sarà sprovvisto di quello che potremmo definire il foglio di copertina, e questo perché nella grafica editoriale la pagina di destra è sempre dispari.
Page Size
Qui il nome dice tutto. Da questa sezione si gestiscono le dimensioni della pagina di lavoro, decidendo se affidarsi un formato standard internazionale (nel nostro caso il buon vecchio A4) oppure a uno personalizzato, andando anche a scegliere l’unità di misura (pica, punti, pollici, millimetri, centimetri o cicero). È anche possibile stabilire l’orientamento dei fogli, se verticale o orizzontale.
Columns
Anche qui nulla di complicato. Si tratta semplicemente d’indicare il numero di colonne in cui suddividere l’area di scrittura principale e il relativo spazio tra esse (Gutter). Nel nostro caso, avendo in programma d’impaginare un libro di narrativa e non, ad esempio, una rivista, lasceremo il valore su 1. Nulla c’impedirà più avanti, qualora ne avessimo bisogno, di distribuire un testo su colonne.
Margins
Come impareremo nel dettaglio già nella seconda lezione, il foglio di scrittura d’inDesign è suddiviso in riquadri concentrici (scusate il gioco di parole). Questi riquadri ci permettono di avere sott’occhio le diverse sezioni di lavoro. L’area più interna, ovvero quella che sfrutteremo per scrivere il corpo principale del testo, è delimitata dai margini superiore, inferiore, interno ed esterno (o rispettivamente di sinistra e destra, qualora non avessimo spuntato la casella Facing Pages, come già spiegato). Considerando che il nostro scopo è quello di scrivere un libro di narrativa, sfrutteremo dei margini piuttosto marcati, così da concentrare il testo su di un’area ristretta senza dare l’impressione che la pagina sia troppo carica (sfrutteremo cioè, seppur in una forma molto basilare, la regola degli spazzi bianchi). Ciò ci permetterà nelle aree inferiore e superiore d’inserire rispettivamente intestazioni e numerazione delle pagine, garantendo una buona distanza dal corpo principale del testo. Un’ultima nota: qualora si volessero usare margini simmetrici su tutti e quattro i lati, basterà spuntare l’icona a forma di catena, così che una modifica a un singolo margine comporti la modifica automatica anche dei restanti tre.
Bleed and Slug
Quest’area di default è nascosta e può essere visualizzata solo cliccando sul tasto More Options/Fewer Options (non chiedetevi il perché di quest’assurdità, è così è basta). Il Bleed (detta “pagina al vivo” in italiano) delimita l’area all’esterno del foglio di lavoro vero e proprio e che, all’interno di una tipografia professionale, viene tagliata dopo la stampa. Lo scopo della pagina al vivo è di evitare le tradizionali fasce bianche delle comuni stampanti domestiche, soprattutto quando le pagine sono interessate da immagini. Per tale “sbordo” basta un valore che va dai 3 ai 5mm, non di più.
Lo Slug (area indicazioni, in italiano), invece, è l’area in cui inserire le informazioni per la stampa, le quali verranno poi scartate al momento del rifilo (taglio) della pagina.
Prima di lasciarci
E con questo per ora è tutto. Salvate il file con il nome che preferite e preparatevi per la prossima lezione, dove cominceremo a studiare più approfonditamente l’interfaccia d’Indesign e a studiarne le funzioni base, a partire dalle pagine mastro. E questa volta farò il possibile per non far passare dei mesi prima dell’articolo successivo. Per ora sentitevi fortunati: niente compiti a casa.
































